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Due passi mano nella mano alla scoperta del Giardino della Villa Medicea di Castello

E: Inizia da un giardino il nostro itinerario alla scoperta di Firenze.

Perché proprio da un giardino? Forse perché quando arriva l’estate abbiamo tutti bisogno di cercare un luogo tranquillo in cui passeggiare mano nella mano, in cui rincorrersi negli spazi verdi, in cui rilassarsi… e poi capita anche di ritrovarsi a parlare da sola perché lui si è da poco regalato un nuovo obiettivo per la macchina fotografica e si è fermato chissà dove a fare delle foto!

M: È la terza volta che visitiamo insieme il giardino di Villa Castello: siamo stati qui per l’#instameet organizzato da Igers Firenze e adesso per “Le meraviglie del giardino della Villa Medicea di Castello”, le visite guidate gratuite organizzate da MUS.E ogni fine settimana a partire dal 18 maggio, grazie ad un protocollo di intesa stipulato tra il Polo Museale della Toscana e il Comune di Firenze, per valorizzare quello che Vasari ha definito il più ricco, il più magnifico et il più onorato giardino d’Europa. E con questa citazione ti dimostro che ho ascoltato, anche se i patti sono: io mi occupo delle foto e tu ascolti! Si chiama divisione dei compiti!

E: Bella scusa! Sono proprio curiosa di vedere cosa scriverai adesso delle nostre visite!

M: Facciamo così: dividiamo ulteriormente i compiti. Io parlo dell’#instameet e tu della visita guidata organizzata da MUS.E! Ora che ci penso queste visite sembrano legate ai miei acquisti fotografici! Avevo da poco comprato la macchina fotografica e sul profilo Instagram di Igers Firenze avevo visto che era in programma un #instameet al Giardino di Villa Castello. Il titolo della passeggiata era “Il giardino della bizzarria”.


E: A dire il vero eravamo già stati qualche mese prima al giardino, in occasione delle aperture domenicali Domenica al museo, organizzate dal Ministero per i beni e le attività culturali… Te lo ricordi vero?

M: Sì, mi ricordo che pochi giorni prima della passeggiata pubblicammo una foto che avevo scattato proprio durante quella prima visita per iniziare a parlare del giardino e le ragazze che gestiscono i social del giardino la ripubblicarono per promuovere l’evento.

E: Ecco appunto, adesso immaginatevi Marco che torna a casa da lavoro e mi dice: “Hai visto la foto che ho fatto

? È sul profilo del giardino di Villa Castello!”. E chi lo avrebbe trattenuto d’ora in avanti visto che aveva la macchina fotografica?!


M: Comunque… La visita prevedeva una passeggiata attraverso il parco (è lì che probabilmente ho perso Erika…), l’ingresso nella grotta degli animali e la visita del giardino all’italiana per rintracciare la bizzarria, un agrume molto raro apprezzato dai Medici, nato dall’innesto del cedro e del limone (anche se i tre agrumi originari sono pomelo, cedro e mandarino), scoperto nel Seicento dal giardiniere della famiglia in una villa vicino Novoli. Questo agrume per volere dei Medici non è mai stato portato fuori Da Firenze. Scomparve durante la Prima Guerra Mondiale quando la limonaia della villa era stata adibita ad ospedale e poi fortunosamente rinvenuto negli anni Ottanta da Paolo Galeotti in un giardino vicino e di nuovo reimpiantato a Villa castello.

E: Mi passi la parola?

M: No, no, aspetta! Ti stai dimenticando un piccolo dettaglio: una delle foto fatta dal sottoscritto all’interno della grotta degli animali è stata tra le vincitrici del concorso fotografico #firenzereims ed esposta a Reims!

E: È vero. Diamo a Marco quel che è di Marco! Ma se vuoi puoi continuare tu con la nostra ultima visita al giardino!

M: Magari io mi occupo delle foto!

E: Terza visita, ma non ultima perché il giardino della Villa Medicea di Castello è un luogo magico in cui è possibile perdersi nel verde pur ammirando Firenze dal suo terrazzamento.

M: Erika, ricordiamo che le visite guidate gratuite rientrano nelle celebrazioni dei 500 anni dalla nascita di Caterina de’ Medici e vengono organizzate da MUS.E Firenze ogni sabato e domenica fino al 29 settembre, ma con una pausa nel mese di agosto, in tre turni: 9.30, 11.00 e 12.00 (il calendario completo è disponibile sul sito: http://musefirenze.it/le-meraviglie-del-giardino-della-villa-medicea-di-castello/) con prenotazione obbligatoria al numero 055/2768224 oppure tramite mail: info@muse.comune.fi.it. Prenotate mi raccomando perché ogni visita prevede un numero massimo di 25 partecipanti.

E: Giusto. Posso scrivere io adesso?

M: Devi!


E: Il giardino della Villa Medicea di Castello viene a ragion veduta considerato il prototipo dei giardini rinascimentali, ma una piccola curiosità che lo caratterizza è che esso nasce su una zona precedentemente etrusca e poi romana: da qui infatti passava l’acquedotto che oggi non esiste più, ma che Vasari ricorda che arrivava fino all’attuale loggia del Mercato Nuovo, in corrispondenza del famoso Porcellino. Non si tratta di una curiosità fine a se stessa: la presenza dell’acqua infatti era il motivo per cui venivano selezionate le aree in cui costruire le ville. L’acqua che alimentava le fontane presenti all’interno della Villa proveniva dalla Castellina: la sua purezza faceva sì che in parte venisse destinata alle fontane e in parte alle cucine.

Villa Castello veniva chiamata anche:Villa all’Olmo, Villa Reale o Villa al Vivaio. Quest’ultimo nome deriva dalla presenza di una vasca e di un ponte che l’attraversava, come possiamo vedere nelle lunette realizzate da Giusto Utens e conservate a Villa Petraia. Le vasche vennero sotterrate dai Lorenza e rinvenute durante i restauri, quindi oggi sono ancora presenti nella villa seppur sotto terra. Il nome di Villa all’Olmo deriva invece dalla presenza dei due olmi che i Lorena posero di fronte alla Villa. Quando andrete alla villa, noterete che oggi gli olmi non ci sono più: al loro posto svettano due bellissime querce.

Il primo edificio costruito in questa zona fu una torre difensiva (XI secolo circa), poi inglobata in un palagio. Nel 1477 Andrea della Stufa vendette la proprietà a Lorenzo di Pierfrancesco de’ Medici, più conosciuto come Lorenzo il Popolano, cugino di secondo grado di Lorenzo il Magnifico. A quell’epoca il giardino era una collina. Alcuni storici dell’arte ipotizzano che Botticelli si sia ispirato a questo giardino per dipingere La Primavera dal momento che il committente dell’opera fu proprio Lorenzo il Popolano, il quale la pose nella sua casa in via Larga, non lontana da Palazzo Medici, come testimoniato da alcuni inventari dei beni di famiglia. Tuttavia Vasari, che non dimentichiamo è stato colui che ha ispirato il titolo del titolo del dipinto grazie alla celebra annotazione Venere che le Grazie fioriscono, dinotando Primavera, nel 1550 dice di averla vista a Villa Castello, accanto alla Nascita di Venere.

La Villa passò poi in eredità a Cosimo I dopo l’assassinio di Alessandro I de’ Medici. Quando Cosimo nel 1537 venne eletto duca di Firenze aveva 17 anni ed era molto affezionato alla Villa in quanto luogo in cui aveva trascorso la sua infanzia. Dopo la vittoria a Montemurlo fece avviare i lavori di restauro e parallelamente quelli di creazione del giardino. Nel 1538 il Tribolo con Pierino da Vinci (nipote di Leonardo) e il Varchi iniziano ad occuparsi del progetto. Nel 1550 a causa della morte del Tribolo, il disegno viene portato avanti da Vasari.

L’idea iniziale era quella di rappresentare una piccola Toscana: in alto una zona selvatica con al centro una grande vasca con la statua dell’Appennino che protegge i confini, chiamato anche Gennaio, venne disegnato dal Tribolo e realizzato dall’Ammannati mantenendo il progetto originario; poi due statue, rappresentanti i Monte Senario e il Monte Falterona avrebbero dovuto invece rappresentare rispettivamente il Mugnone e l’Arno (le statue in questione non vennero mai realizzate, tuttavia al Museo Nazionale del Bargello è conservata la nicchia che avrebbe dovuto contenere il Mugnone). Proseguendo, l’itinerario toscano conduceva al labirinto con la statua di Venere fiorenza che si strizza i capelli da cui scendevano le acque che entravano nella fontana di Ercole e Aneto, il pauroso gigante abitante di una grotta e divoratore di leoni, incontrato da Ercole in una delle dodici fatiche e da lui stritolato dopo esser riuscito ad alzarlo da terra, l’elemento naturale da cui prendeva forza in quanto figlio di Gea.


I Lorena decisero di smontare la fontana di Venere e di portarla nella Villa Petraia per fare una ghiacciaia nel punto in cui era collocata. Spostarono anche l’Ercole e sulla base della fontana realizzata da Tribolo vennero inseriti dei puttini di Pierino da Vinci e il bronzo dell’Ammannati.

Il giardino viene definito formale a causa delle forme geometriche create con le siepi, oggi in bosso per le modifiche apportate dai Lorena, ma in rosmarino e in mirto al tempo dei Medici. I Lorena formalizzarono anche il selvatico mediceo: oggi non vediamo le radici degli alberi perché il calpestio venne rialzato e trasformato in un parco all’inglese, con la conseguente perdita delle vedute a cannocchiale.

Cosimo dimostrò il suo potere impiantando alberi da frutto rari e allestendo una importante collezione di agrumi, segno anche della grande passione per la botanica della famiglia: delle 8000 piante presenti nel giardino della Villa, circa 600 sono agrumi che derivano dalle antiche collezioni medicee. Celebri il Pomo d’Adamo (una leggenda narra che Adamo non morse una mela ma un agrume che presenta nella forma una sorta di “morso”), la Mano di Buddha e il Fico d’India detto anche Albero delle pale, ma è curioso che vicino alla statua di Venere fiorenza era presente anche un giardino di ananassi.


Per proteggere gli agrumi in inverno i Medici fecero costruire le limonaie che tutt’oggi vediamo in funzione. Durante la Prima Guerra Mondiale una limonaia venne usata come ospedale e l’altra come obitorio. Le serre che vediamo nel giardino risalgono invece al periodo del primo dopoguerra per contenere piante ornamentali come le stelle di Natale.

Cosimo aveva disposto anche la realizzazione per suo personale uso di un giardino segreto con al centro la statua di Esculapio, oggi conservata a Palazzo Medici Riccardi. Questo giardino, in cui oltre a Cosimo poteva entrare solo il suo giardiniere personale, veniva chiamato anche Ortaccio e al suo interno era presente anche una serra, chiamata Stufa dei mugherini per la presenza di una stufa adibita a proteggere il Gelsomino di Goa, poi soprannominato del Granduca, ricevuto dal re del Portogallo.


M: Ma la grotta?

E: Un attimo! Tra i libri aperti e gli appunti presi durante la visita devo rimettere insieme le informazioni!

M: Ti tengo d’occhio mentre scrivi, le foto sono pronte!

E: Non farmi perdere il filo! La Grotta degli animali o del diluvio è finalmente visibile da febbraio di questo anno. Come aveva detto Marco, grazie all’#instameet organizzato da IgerFirenze, l’autunno scorso eravamo riusciti a vedere in anteprima i restauri, però ad oggi non siamo riusciti ancora a vederla in funzione. Pensate che dal pavimento al soffitto ci sono circa 108 spruzzi di acqua! Incredibile! Probabilmente dedicata ad Eleonora di Toledo, anche in questo caso l’iniziale progetto del Tribolo venne concluso da Vasari. Buontalenti si ispirò a questo prototipo per la grotta da lui realizzata all’interno del Giardino di Boboli, giardino che ricordo posteriore a quello di Villa Castello. All’interno sono rappresentati i tre regni animali di tutti i continenti, realizzati da Antonio Lorenzi. Sono presenti tuttavia aggiunte posteriori, come il cinghiale che risale al Settecento. Al centro della grotta troviamo l’unicorno come allegoria di Cosimo stesso, infatti come l’unicorno immergendo il corno nelle acque avvelenate le avrebbe purificate, così Cosimo avrebbe purificato il granducato. All’interno della grotta erano presenti anche uccelli in bronzo, oggi conservato al Museo Nazionale del Bargello.

I viaggiatori dell’epoca annotano anche la presenza di una statua di Orfeo al centro della grotta, altra allegoria di Cosimo, il quale effettivamente si era fatto ritrarre da Bronzino nelle sembianze di Orfeo: come Orfeo con la lira era riuscito ad addomesticare le belve feroci, così Cosimo aveva “addomesticato” il granducato.

Tra il ‘500 e il ‘600 la grotta subì alcune modifiche, ma la notizia sensazionale è che al suo interno vennero installati alcuni automi: si hanno notizie certe di un’aquila e due cigni, oltre ad un congegno che prevedeva la chiusura automatica del cancello una volta entrati i visitatori e il conseguente inizio dei giochi d’acqua!

M: Concludiamo qui il nostro primo itinerario alla scoperta di Firenze e vi promo che Erika sarà meno prolissa la prossima volta! 😉



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