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Una giornata a Prato tra cultura e birra artigianale

E: Dite la verità: quanto vi siamo mancati? Sono stati mesi molto intensi di lavoro e anche di pensieri derivanti da tutto quello che accade intorno a noi.

Abbiamo finalmente trovato il tempo di metterci sul divano e scrivere le esperienze che più ci hanno entusiasmato e di cui non eravamo ancora riusciti a parlarvi.


M: Tutto questo per dirvi che usciranno articoli uno dietro l’altro nei prossimi giorni!


E: Ripartiamo dalla cultura e da una giornata trascorsa a Prato con l’Associazione Toscana è guidati dalla nostra super guida Elena.

Nella foto: Sandra Panerai, Coupleinflorence, Gloria Mottini experience, Guarda Firenze, Mad Tasting

M: Punto di partenza è stato piazza Mercatale, la piazza più grande e più vissuta di Prato, nata dall’unione del Castrum Prati dei Conti Alberti e di Borgo al Cornio.

All’inizio piazza Mercatale si trovava fuori dalle mura e venne inglobata nel Trecento.


E: Il nome piazza Mercatale proviene dal prato in cui aveva luogo il mercatale con le bestie e l’abbeveratoio. Non dimenticatevi di dare una sbirciatina anche alla Chiesa di San Bartolomeo nella piazza, un’antica chiesa del Trecento oggi ricostruita perché bombardata durante la Seconda Guerra Mondiale.


M: Un’altra piccola curiosità sulla piazza: al posto dei giardini pubblici eran collocati i tiratoi dell’arte della lana.


E: Conoscete un po’ la storia di Prato? Dalla fondazione, l’attività manifatturiera era dominante. Proseguendo attraverso via Garibaldi in direzione Duomo, incontriamo il Tabernacolo al cantuccio all’incrocio di due strade, dove le persone si fermavano a lasciare fiori in segno di devozione popolare.

È stato dipinto da due pittori locali, i fratelli Miniati, attivi tra la fine del Trecento e l’inizio del Quattrocento. Le forme richiamano l’arte gotica con due angeli musicanti e i santi Antonio e Stefano (patrono).

M: Passeggiando per Prato, vi accorgerete che le case torri sono bianche perché realizzate in alberese, una roccia di tipo calcareo.


E: Un gioiello di Prato è sicuramente il Duomo, costruito su base romanica. La facciata è del Trecento e presenta la bicromia tipica del romanico toscano.

La cantoria ha una decorazione simile a quella del Duomo di Firenze e da qui l’8 settembre viene esposta la sacra cintola, ovvero la cintura della Madonna, verde con decorazioni in fili d’oro, custodita in una cassettina d’argento. Il marmo che vediamo è locale ed è un serpentino molto raro, alternato con l’alberese che, essendo una pietra calcarea, tende ad andare sull’oro.


M: Altra tappa da non perdere a Prato è il Palazzo Pretorio, oggi museo e pinacoteca, ma in origine adibito anche a prigioni e tribunale.

Il palazzo era destinato alla demolizione a inizio Novecento perché molto rovinato.

Si vedono ancora le due fasi di costruzione nella facciata: la parte più vecchia è quella rossastra che aveva una loggia poi murata del 1100, mentre la parte in bianco è l’ampliamento del Trecento in onore di Francesco D’Angiò.


E: Al centro della piazza è presente la statua di Francesco Datini, proprietario di una casa dietro al Comune.

La sua figura è molto conosciuta dai fiorentini perché alla morte lasciò tutti i beni ai poveri di Prato che dettero vita al Ceppo dei poveri e 1000 fiorini d’oro ai fiorentini per la costruzione dell’Ospedale degli Innocenti, commissionato a Brunelleschi dall’arte della seta.

Datini da Parato aveva fatto fortuna ad Avignone: dopo la morte per peste dei genitori, aveva venduto il podere della famiglia e era partito con fiorini in tasca per Avignone.


M: Palazzo Datini merita davvero una visita, anche per comprendere che l’architettura medievale era molto ricca di colori e laica.

E: Nel 1376 ad Avignone aveva sposato la giovane fiorentina Margherita Bandini, lei aveva 16 anni e lui 41. Al museo potrete vedere alcune lettere piccanti dei coniugi.

Datini era spregiudicato ma non cattivo; viene considerato l’inventore della lettera di cambio.


M: E adesso passiamo ad un altro tipo di cultura: quella della birra!

Mosto di malto è una realtà nata nel 2005 e il suo motto è #fattilabirra perché potete scegliere la ricetta della birra che volete fare e sarete proprio voi a prepararla toccando con mano gli ingredienti ed essendo protagonisti di ogni fase della lavorazione.


E: prima di decidere la birra da fare, abbiamo assaggiato alcune birre acquistabili in birreria. Ottima la Berliner Weiss Ali della fenice, una birra acida da 3 gradi e mezzo, acidificata con batteri lattici che in 24 ore abbattono l’acidità; perfetta per un aperitivo.

M: Adesso seguiteci nella preparazione della birra di Toscana è. Tutto ha inizio con un pentolone con acqua e cereali con greest che abbiamo selezionato personalmente.

Si aggiungono i cereali e gli aromi. I chicchi devono essere scaldati per tostare.

Importantissimo è il test dello iodio per sapere se l’amido è stato convertito in zuccheri.

Come funziona? Se metto lo iodio e resta del colore naturale dopo 45 minuti, va tutto bene, se diventa viola no.

Erika sta cercando di riprendermi il computer ma questa parte è mia!

Accendiamo la piastra, il bancone ha sei postazioni per fare la birra. Con uno scolapasta filtriamo e con questo processo (B/B) risparmiamo due ore di lavoro.

Proseguiamo pesando 300 gr di zucchero e arriviamo quasi mosto di birra, ma manca il luppolo, ma niente paura: dopo l’ammostamento metto il malto e appena inizia a bollire il luppolo.

Il luppolo serve a conservare perché antisettico naturale, ha potere amaricante ed è un aroma. Cresce vicino ai corsi d’acqua e rampica. Il cono va aperto per esporre all’aria la luppolina. Di luppoli ne esistono tantissimi e costano molto.

Sono molto delicati e infatti devono essere tenuti in freezer perché se vengono esposti al calore si rovinano. Le birre luppolate devono essere bevute fresche e durano circa 4 mesi prima di perdere l’aroma e scaricarsi

A questo punto faccio bollire per un massimo di 60 minuti. All’inizio si inserisce una gittata, ma se voglio un sapore dolce, dieci minuti prima butto un’altra gittata e posso fare questa operazione di dry-hopping anche a freddo.

Misuro poi il grado alcolico con il densimetro che sfrutta la spinta di Archimede. Posso usare anche il rifrattometro che è meno preciso ma più rapido e non devo raffreddare il campione per la misurazione; lo chiudo e lo guardo verso una sorgente luminosa: la luce blu scende dall’alto e mi dice quanto è. Bollendo, le proteine formano una schiuma che deve essere spaccata per inserire il luppolo.

Da questo punto in poi il contenitore non può più essere chiuso.

Prima di inserire il lievito deve essere raffreddata attaccando il contenitore all’impianto di raffreddamento.

Alla fine del processo va inserito l’ossigeno facendo passare la birra manualmente attraverso i forellini di una paletta.

Tolto il lievito, la birra è pronta per essere chiusa ed è il momento di inserire il fermentatore che serve per far uscire la CO2 in eccesso e non far entrare ossigeno.

E: Curiosi di scoprire come abbiamo imbottigliato e trasportato la nostra birra? Date un’occhiata alle nostre storie su Instagram a questo link: https://www.instagram.com/coupleinflorence/?hl=it !